Sesto senso. Potremmo definirlo così l’intervento della polizia municipale di Salerno nel Bronx della mafietta mentre la terza pagina del nostro giornale era in viaggio telematicamente verso la tipografia. Udite udite (citiamo testualmente il comunicato diffuso dal comando): «Ieri sera i vigili urbani hanno sorpreso un parcheggiatore abusivo nell’area della Multisala Medusa. L’uomo, a cui è stato sequestrato l’incasso della serata, è stato multato dai caschi bianchi che hanno provveduto anche ad allontanarlo dalla zona». Ma come, così va l’andazzo? Chiedi il pizzo alla gente e nemmeno una denuncia? Continua a leggere…
Caro De Luca, faccia il leghista: cacci i parcheggiatori a calci
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Questa mafietta. Noi, ostaggi dei parcheggiatori abusivi
C’è un tarlo che da settimane (anche mesi) martella come un’ossessione i nostri fragili neuroni. Un interrogativo che trasuda angoscia e che flirta con uno smisurato senso di esasperazione collettiva. Sì, una sorta di pandemia dei nervi. Caro sindaco De Luca, ma ci sei mai ritornato al cinema Medusa dopo i “tric-ballac” dell’inaugurazione?
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Le mani dei casalesi sul termovalorizzatore di Salerno
La strada è quella che porta dritti al futuro termovalorizzatore di Salerno. Varco d’accesso alla piattaforma trita-rifiuti. La monezza non c’è, eppure già puzza perchè l’appalto è in odor di camorra. Almeno questi sono i termini della denuncia del consigliere comunale di Salerno Fausto Morrone. Continua a leggere…
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Roccapiemonte: case, cave e passamani di terreni
Soldi a palate. Flussi di denaro che scorrono come un fiume gonfio di pioggia. E colate di cemento. Tanto cemento, da inondare le fondamenta di migliaia di metri quadrati di terreni. Pozzi senza fondo dai quali estrarre soldi a barilate e poco importa se questi terreni sono alle pendici di colline o montagne che possono far riemergere in tutta la sua drammaticità il rischio dell’alluvione di Sarno. Gli affari del calcestruzzo in quel di Roccapiemonte.
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Assunzioni alla comunità montana Irno, interviene il Prefetto
Lino Pappacena ed Alfonso Amabile non potevano essere assunti. La delibera di stabilizzazione per i due professionisti votata dalla giunta va considerata illegittima e, quindi, nulla. Non lo diciamo noi, ma lo dice senza troppi giri di parole il prefetto di Salerno Claudio Meoli che, con la missiva inviata alcuni giorni fa ai vertici della comunità montanza zona Irno, chiude definitivamente l’amaro capitolo legato al tentativo di “sistemazione” a tempo indeterminato per i due responsabili scelti dall’ente, il primo per l’area urbanistica e lavori pubblici e il secondo per il settore finanziario.
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Valle dell’Irno: imprenditori omertosi
Muti come i pesci. Disposti a negare l’evidenza pur di non firmare la condanna a morte dei loro aguzzini. Pronti ad abbassare la testa ed a chinare la schiena pur di non rompere la cortina di omertà. Dante Alighieri li spedì all’inferno perchè “neutrali per viltà”. Nella rappresentazione dantesca dell’inferno queste figure sono gli ignavi, quelli che in vita “non agirono mai né nel bene né nel male, senza mai osare avere una idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre”. Nella realtà di tutti i giorni, gli imprenditori della valle dell’Irno che non osarono (e ancora oggi non osano) ribellarsi all’egemonia camorristica del clan Graziano scegliendo di pagare il pizzo e di tradire la fiducia dei carabinieri.
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Il clan Graziano e quelle gole profonde nei comuni
«L’utilità di procedere assieme al Graziano era rappresentata dal fatto che il nome dei Graziano è un nome che fa paura e incute timore in quei luoghi (…) e che poi lo stesso può vantare molte aderenze nelle pubbliche amministrazioni locali ed è a conoscenza di molte attività imprenditoriali legali ai pubblici appalti da sottoporre ad estorsione. (…) Prima che il nostro rapporto di rompesse, Graziano Felice mi informò di tutte queste attività da svolgere; preciso che egli era informato grazie a compiacenze con tecnici del comune di Mercato San Severino e Bracigliano». Così parlò il pentito Gerardo Adinolfi.
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La monnezza ti fa bella: rifiuti trasformati in creme per il viso
«Ruga rugosa, piccola attrice fa che non si veda la cicatrice». Ricordate il film del ‘92 “La morte ti fa bella” interpretato dai premi Oscar Meryl Streep e Goldie Hawn? L’accostamento con la pellicola americana è d’obbligo perchè se non fosse intervenuta la magistratura a bloccare la distribuzione in commercio di centinaia di creme da viso prodotte da rifiuti triturati e sminuzzati con gelatina è assai probabile che a molte potenziali clienti sarebbe toccata la stessa sorte della protagonista del film: un volto sfregiato. E questo è solo uno dei tratti (ma il più agghiacciante) dell’operazione “Alto Rischio” condotta dai forestali di Brindisi. Grosse quantità di rifiuti mescolati, trasformati e riutilizzati per ricavarne non solo farine animali, ma anche concimi, fertilizzanti o addirittura collagene e gelatine impiegati come integratori alimentari e prodotti ad uso cosmetico.
Ragazzini troppo rumorosi. Cinque coltellate per zittirli
L’aggressione è da “arancia meccanica”. Aggravata dai futili motivi (semplici schiamazzi notturni a quanto pare). Ma quello che colpisce maggiormente è la lucida follia che ha portato due giovani residenti nel popoloso quartiere di Mariconda – A.C. di 22 anni e V.F. di 20 – ad affondare la lama di un coltello da cucina nella pancia di un 17enne di Salerno. Reo, insieme all’amico maggiorenne, di aver interrotto il sonno dei carnefici.
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Sapore di truffa, sequestrati Grana Padano e San Daniele. Falsi e scaduti
Mettiamola così: la gente è veramente stanca di tirare fuori la “grana” convinta di portare a casa un Grana Padano taroccato. Battuta a parte, il fenomeno delle clonazioni di formaggi e salumi di origine protetta è in continua espansione. A confermarlo è l’ultimo maxi sequestro in ordine di tempo effettuato ieri dai militari del NAC (Nucleo Antifrodi dei Carabinieri) di Salerno e che ha interessato sette esercizi commerciali tra cash and carry ed ipermercati distribuiti tra Salerno città, Battipaglia, Pontecagnano, Angri e Teggiano. Stavolta a finire dritti sotto i vetrini del microscopio dei laboratori incaricati di analizzare i campioni sono stati complessivamente quasi due tonnellate e mezzo di falsi Grana Padano e falsi prosciutti San Daniele di Parma per un valore di 50mila euro.
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